giu 10
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Google Newspass…questo sconosciuto
In merito allo scoop di Repubblica.it, ripreso anche da testate internazionali, l’azienda di Mountain View ha dichiarato di aver avviato colloqui con gli editori per vagliare possibili modalità di collaborazione, inclusa quella di aiutare l’industria dei contenuti con tecnologie che rendano fattibili eventuali servizi di pagamento delle notizie. L’obiettivo di Google è quello di rispondere alle esigenze degli editori. Ma, al momento Google non ha alcun prodotto o servizio da annunciare.
Google Newspass dovrebbe integrare il sistema di pagamento Google Checkout all’interno delle SERP relative ai contenuti paywall indicizzati dal motore di ricerca. Il nuovo servizio potrebbe trovare piena applicazione soprattutto all’interno di Google News. Gli utenti della Rete, quindi, potrebbero trovare dei simboli accanto ai risultati che rimandano a contenuti a pagamento, per accedere ai quali dovrebbero registrarsi al servizio e versare la quota richiesta. Un sistema, dunque, che ruoterebbe attorno al servizio di fatturazione Google Checkout, al motore di ricerca di Mountain View e a Google News – senza dimenticare AdSense e l’advertising on line – e che potrebbe essere adottato dagli editori intenzionati ad abbandonare l’insostenibile modello di fornitura gratuita dei contenuti.
Tuttavia, non è detto che Google Newspass si configurerà secondo le procedure appena esposte. Google, infatti, in accordo con gli editori, potrebbe decidere di diversificare le modalità di pagamento: Newspass, ipotizzano alcuni osservatori, potrebbe costituire una sorta di passaporto per accedere a contenuti di più editori, fungere da carta prepagata, oppure servire per la gestione del pay-per-click. In ogni caso, è chiaro che il colosso di Mountain View e l’industria editoriale sono intenzionati a rivoluzionare la fruizione dei contenuti in Rete. Lo dimostrano le iniziative di Rupert Murdoch, le proposte di De Benedetti, l’avvio di un sistema paywall predisposto da Il Sole 24 Ore.
Nella mischia c’è anche Apple, con iPad, che Steve Jobs ha proposto come device ideale per offrire contenuti a pagamento. Vittorio Zambardino, però, ritiene che la soluzione di Cupertino rischi di spostare su iPad solo una piccola porzione del mercato già acquisito dalla carta. Un sistema basato sull’acquisto del singolo pezzo – come quello ventilato da Google – aprirebbe, invece, a tutte le piattaforme e a tutti i dispositivi di tutti i produttori.
Da notare, infine, che il fatto che lo scoop su Google Newspass provenga da un quotidiano italiano potrebbe indicare la volontà di Google di sperimentare il servizio proprio in Italia, dove BigG è stata attaccata dalla FIEG.
